Sismabonus: come funziona, chi può richiederlo e quali interventi sono ammessi
Guida aggiornata al 2026 in base alla normativa vigente
Ridurre il rischio sismico di un edificio significa investire nella sicurezza delle persone e nella tutela del patrimonio immobiliare. Il Sismabonus è l’agevolazione fiscale che riconosce una detrazione per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico degli edifici esistenti, nel rispetto dei requisiti tecnici, amministrativi e fiscali previsti dalla normativa.
Nel corso degli anni la disciplina del Sismabonus è stata aggiornata più volte. Dal 1° gennaio 2025 sono entrate in vigore nuove regole che hanno modificato il sistema delle aliquote rispetto a quello applicato fino al 2024. È inoltre importante distinguere il Sismabonus oggi in vigore dal precedente Super Sismabonus, che rientrava nella disciplina del Superbonus e prevedeva percentuali e modalità di fruizione differenti.
In questa guida trovi un quadro aggiornato della normativa: scoprirai chi può accedere all’agevolazione, quali immobili e quali interventi possono beneficiarne, come funziona la detrazione e quali documenti sono necessari.
Il Sismabonus in breve
| Domanda | Risposta |
| Il Sismabonus esiste ancora? | Sì. Il Sismabonus è tuttora previsto dalla normativa vigente per gli interventi destinati alla riduzione del rischio sismico degli edifici esistenti. |
| Che tipo di agevolazione è? | È una detrazione fiscale riconosciuta sulle spese sostenute per interventi antisismici che rispettano i requisiti previsti dalla legge. |
| Quanto si può recuperare nel 2026? | Per le spese sostenute nel 2026 la detrazione è pari al 50% per gli interventi sull’abitazione principale, quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa, e al 36% negli altri casi. |
| Vale ancora il Super Sismabonus 110%? | No, non rappresenta più il regime ordinario applicabile alle nuove spese. Restano soltanto le specifiche situazioni disciplinate dalla normativa. |
| È possibile utilizzare lo sconto in fattura? | Per le nuove spese il beneficio viene normalmente recuperato tramite la dichiarazione dei redditi. Lo sconto in fattura è ammesso solo nei casi espressamente previsti dalla legge. |
| È ancora possibile cedere il credito? | La cessione del credito non costituisce più la modalità ordinaria di utilizzo dell’agevolazione e resta possibile solo nelle ipotesi previste dalla normativa. |
| Qual è il limite massimo di spesa? | La detrazione viene calcolata su un importo massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. |
| In quante rate si recupera la detrazione? | La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo. |
| In quali zone sismiche si applica? | Agli edifici situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3. |
| Quali lavori possono rientrare? | Interventi locali, consolidamento strutturale, miglioramento sismico, adeguamento sismico e, nei casi previsti, demolizione e ricostruzione. |
| Vale anche per seconde case e condomìni? | Sì, nei casi previsti dalla normativa. L’aliquota applicabile dipende dal tipo di immobile e dal soggetto che sostiene la spesa. |
Cos’è il Sismabonus
Il Sismabonus è un’agevolazione fiscale che incentiva gli interventi destinati a migliorare la sicurezza strutturale degli edifici esistenti attraverso una detrazione delle spese sostenute.
L’obiettivo della misura non è finanziare genericamente lavori di ristrutturazione, ma favorire interventi che contribuiscano a ridurre la vulnerabilità sismica delle costruzioni e ad aumentare il livello di sicurezza delle persone e del patrimonio edilizio.
Per questo motivo non è sufficiente che un’opera interessi un edificio: l’intervento deve avere una finalità strutturale e rispettare i requisiti tecnici previsti dalla normativa.
Il Sismabonus può riguardare abitazioni principali, seconde case, unità immobiliari, edifici condominiali e immobili destinati ad attività produttive, purché siano rispettate tutte le condizioni previste dalla legge.
Per accedere all’agevolazione è inoltre necessario che gli interventi siano progettati da professionisti abilitati e accompagnati dalla documentazione tecnica richiesta, comprese le asseverazioni previste dalla normativa vigente.
Come è cambiato il Sismabonus nel tempo
Il Sismabonus è stato introdotto nel 2017 ed è stato successivamente aggiornato attraverso diversi interventi normativi.
Fino al 31 dicembre 2024, il sistema prevedeva una detrazione di base e, nei casi stabiliti dalla legge, aliquote maggiorate del 70%, 75%, 80% e 85%, collegate al miglioramento di una o due classi di rischio sismico dell’edificio.
Durante il periodo di applicazione del Superbonus, alcuni interventi antisismici potevano inoltre beneficiare del Super Sismabonus 110%, secondo le condizioni previste dalla relativa disciplina.
Dal 1° gennaio 2025 il sistema è stato modificato. Per le spese sostenute nel 2026, la detrazione è pari al 50% per gli interventi sull’abitazione principale, quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, e al 36% negli altri casi.
Per individuare l’agevolazione applicabile è quindi necessario considerare:
- la data in cui viene sostenuta la spesa;
- il tipo di immobile;
- il soggetto che sostiene il costo;
- le caratteristiche dell’intervento.
Chi può usufruire del Sismabonus?
Possono beneficiare del Sismabonus i contribuenti che sostengono le spese per gli interventi antisismici e possiedono un titolo idoneo sull’immobile.
Tra i principali soggetti beneficiari rientrano:
- proprietari e comproprietari;
- nudi proprietari;
- usufruttuari e titolari di altri diritti reali di godimento;
- locatari e comodatari, quando sostengono direttamente la spesa e rispettano le condizioni previste;
- condomìni, per gli interventi eseguiti sulle parti comuni;
- soggetti titolari di reddito d’impresa, nei casi previsti dalla normativa.
Chi richiede la detrazione deve sostenere effettivamente la spesa e conservare tutta la documentazione relativa all’intervento, comprese fatture, bonifici parlanti, asseverazioni e documenti tecnici.
L’accesso al Sismabonus dipende contemporaneamente dal soggetto beneficiario, dalla tipologia dell’immobile, dalla zona sismica e dalla natura degli interventi realizzati. Tutti questi requisiti devono essere verificati prima dell’avvio dei lavori.
Su quali immobili si applica il Sismabonus?
Il Sismabonus si applica agli edifici esistenti situati nelle 1, 2 e 3, individuate dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003 e dalla normativa regionale di recepimento.
Possono beneficiare dell’agevolazione diverse tipologie di immobili, purché ricorrano tutte le condizioni previste dalla normativa fiscale e tecnica.
Rientrano, in particolare:
- abitazioni principali;
- seconde case;
- unità immobiliari facenti parte di edifici condominiali;
- pertinenze, nei casi consentiti dalla normativa;
- immobili destinati ad attività produttive.
Sono invece esclusi gli edifici situati in zona sismica 4, per i quali il Sismabonus non è previsto.
Se non conosci la classificazione del Comune in cui si trova l’immobile, puoi consultare la nostra guida dedicata alle zone sismiche in Italia, nella quale spieghiamo come funziona la classificazione del territorio nazionale e quali differenze esistono tra le quattro zone.
Quanto si può detrarre con il Sismabonus?
Per le spese sostenute nel 2026, il Sismabonus prevede aliquote differenti in base alla tipologia dell’immobile.
In particolare:
- 50% delle spese sostenute per gli interventi realizzati sull’abitazione principale, quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa;
- 36% delle spese sostenute negli altri casi previsti dalla legge.
La detrazione viene calcolata su un limite massimo di spesa pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare e viene recuperata in 10 quote annuali di pari importo attraverso la dichiarazione dei redditi.
L’importo effettivamente detraibile dipende quindi sia dalla spesa sostenuta sia dall’aliquota applicabile al singolo intervento.
Esempio di calcolo
Supponiamo un intervento di miglioramento sismico sull’abitazione principale con una spesa complessiva di 80.000 euro.
Se ricorrono le condizioni previste dalla normativa e si applica l’aliquota del 50%, il contribuente potrà beneficiare di una detrazione pari a 40.000 euro, ripartita in 10 rate annuali da 4.000 euro ciascuna.
Lo stesso intervento, qualora rientri nell’aliquota del 36%, darebbe diritto a una detrazione complessiva di 28.800 euro, pari a 2.880 euro all’anno per dieci anni.
Quali interventi sono ammessi al Sismabonus?
Il Sismabonus non finanzia qualsiasi lavoro edilizio, ma esclusivamente gli interventi che contribuiscono a ridurre il rischio sismico dell’edificio.
La progettazione deve essere eseguita da professionisti abilitati e gli interventi devono rispettare quanto previsto dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) e dalla disciplina di riferimento.
Tra gli interventi che possono rientrare nell’agevolazione figurano:
- interventi locali sulle strutture portanti;
- opere di consolidamento strutturale;
- interventi di miglioramento sismico;
- interventi di adeguamento sismico;
- demolizione e ricostruzione dell’edificio, nei casi previsti dalla normativa;
- interventi sulle parti strutturali degli edifici condominiali.
La scelta della soluzione più idonea dipende sempre dalle caratteristiche dell’edificio e dal livello di sicurezza rilevato attraverso la valutazione tecnica preliminare.
Principali tipologie di intervento
| Tipologia | Finalità |
| Interventi locali | Ripristinare o rafforzare singoli elementi strutturali senza modificare il comportamento globale dell’edificio. |
| Consolidamento strutturale | Incrementare la capacità resistente delle strutture esistenti intervenendo sugli elementi portanti. |
| Miglioramento sismico | Aumentare il livello di sicurezza dell’edificio rispetto alla situazione esistente, senza raggiungere necessariamente i livelli richiesti per un edificio di nuova costruzione. |
| Adeguamento sismico | Portare la costruzione a soddisfare i livelli di sicurezza previsti dalla normativa vigente nei casi in cui ciò sia richiesto. |
| Demolizione e ricostruzione | Ricostruire l’edificio nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa urbanistica e fiscale. |
Quali interventi non rientrano nel Sismabonus?
Non tutti i lavori realizzati durante una ristrutturazione consentono di accedere all’agevolazione.
Sono generalmente esclusi gli interventi che non incidono sulla sicurezza strutturale dell’edificio, come ad esempio:
- tinteggiature;
- sostituzione di pavimenti e rivestimenti;
- rifacimento di finiture interne;
- sostituzione di serramenti;
- opere esclusivamente estetiche;
- interventi di manutenzione ordinaria che non comportano una riduzione del rischio sismico.
Anche quando questi lavori vengono eseguiti contestualmente a un intervento antisismico, la loro detraibilità deve essere valutata in base alla normativa fiscale applicabile e alla stretta connessione con l’opera principale.
Per questo motivo è fondamentale distinguere gli interventi edilizi destinati al miglioramento della funzionalità o dell’estetica dell’immobile da quelli che hanno un’effettiva finalità di riduzione della vulnerabilità sismica.
La corretta individuazione delle opere agevolabili rappresenta uno degli aspetti più importanti nella progettazione dell’intervento e nella successiva predisposizione della documentazione tecnica.
Il Super Sismabonus esiste ancora?
Quando si parla di Sismabonus è frequente fare riferimento anche al Super Sismabonus 110%, ma è importante distinguere le due agevolazioni.
Il Super Sismabonus rappresentava una particolare applicazione della disciplina del Superbonus agli interventi di riduzione del rischio sismico. Grazie a questa misura era possibile beneficiare di aliquote significativamente più elevate rispetto al Sismabonus ordinario, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente in quel periodo.
Oggi, però, il Super Sismabonus non costituisce più il regime ordinario applicabile ai nuovi interventi.
Per le spese sostenute nel 2026 trovano applicazione le regole oggi previste per il Sismabonus, mentre il Superbonus continua a riguardare esclusivamente le situazioni espressamente disciplinate dalla normativa transitoria.
Per questo motivo, quando si programma un intervento strutturale, è fondamentale fare riferimento alla disciplina vigente e non alle aliquote previste negli anni precedenti.
È ancora possibile utilizzare lo sconto in fattura o la cessione del credito?
Negli anni passati molti contribuenti hanno usufruito del Sismabonus attraverso lo sconto in fattura o la cessione del credito, modalità che consentivano di ottenere il beneficio fiscale senza attendere il recupero della detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Oggi la situazione è profondamente cambiata.
Per i nuovi interventi, la modalità ordinaria di fruizione dell’agevolazione è rappresentata dalla detrazione fiscale ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Lo sconto in fattura e la cessione del credito restano possibili soltanto nelle ipotesi specificamente previste dalla normativa, che riguardano situazioni particolari e non rappresentano più la regola generale.
Prima di pianificare l’intervento è quindi opportuno verificare con il proprio tecnico e con il consulente fiscale quale modalità di fruizione risulti effettivamente applicabile al proprio caso.
Che cos’è il Sismabonus Acquisti?
Il Sismabonus Acquisti è una particolare agevolazione destinata a chi acquista immobili situati in edifici demoliti e ricostruiti da imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che hanno realizzato interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico.
A differenza del Sismabonus tradizionale, in questo caso il beneficio non riguarda chi esegue direttamente i lavori, ma l’acquirente dell’immobile.
L’agevolazione è riconosciuta solo quando ricorrono tutte le condizioni previste dalla normativa, comprese quelle relative all’intervento edilizio realizzato dall’impresa, ai termini di vendita e alla documentazione richiesta.
Anche in questo caso è fondamentale verificare preventivamente il rispetto dei requisiti tecnici e fiscali previsti dalla legge.
Quali documenti sono necessari per ottenere il Sismabonus?
L’accesso al Sismabonus richiede una corretta gestione sia degli aspetti progettuali sia di quelli amministrativi.
Tra i principali documenti normalmente necessari rientrano:
- progetto strutturale dell’intervento;
- asseverazioni predisposte dai professionisti abilitati nei casi previsti dalla normativa;
- titolo edilizio richiesto per l’esecuzione delle opere;
- fatture relative ai lavori eseguiti;
- ricevute dei pagamenti effettuati mediante bonifico parlante, quando previsto;
- documentazione catastale dell’immobile;
- eventuali autorizzazioni richieste dagli enti competenti;
- documentazione da conservare ai fini fiscali.
La documentazione può variare in funzione della tipologia dell’intervento, della natura dell’immobile e delle specifiche disposizioni normative applicabili.
Per questo motivo è consigliabile affidarsi fin dall’inizio a professionisti qualificati, in grado di coordinare correttamente la progettazione strutturale, gli adempimenti amministrativi e quelli fiscali.
Perché è importante affidarsi a professionisti specializzati?
Gli interventi di miglioramento o adeguamento sismico richiedono competenze specifiche sia dal punto di vista progettuale sia da quello esecutivo.
Una corretta valutazione della vulnerabilità sismica dell’edificio consente di individuare le soluzioni tecniche più efficaci e di verificare quali opere possano beneficiare dell’agevolazione fiscale.
Allo stesso tempo, una gestione accurata della documentazione permette di ridurre il rischio di errori che potrebbero compromettere il diritto alla detrazione.
Per questo motivo è consigliabile coinvolgere fin dalle prime fasi professionisti esperti nella progettazione strutturale e imprese specializzate nell’esecuzione degli interventi antisismici.
Come capire se un edificio può beneficiare del Sismabonus?
Stabilire se un edificio può accedere al Sismabonus richiede una valutazione tecnica preliminare. Non è sufficiente che l’immobile si trovi in una zona sismica ammessa: occorre verificare anche le caratteristiche costruttive dell’edificio, la tipologia degli interventi previsti e il rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa.
Il primo passo consiste nell’affidarsi a un professionista abilitato, che analizzerà la struttura esistente e individuerà gli interventi più idonei per ridurre il rischio sismico.
La progettazione dovrà essere sviluppata nel rispetto delle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) e accompagnata dalla documentazione tecnica e dalle asseverazioni previste dalla legge.
Nei fabbricati in muratura, ad esempio, la scelta delle soluzioni costruttive e dei materiali riveste un ruolo fondamentale per migliorare il comportamento dell’edificio in caso di sisma. Per approfondire questi aspetti puoi consultare anche i nostri articoli dedicati alle murature portanti, alla muratura armata e alla classificazione delle zone sismiche in Italia.
FAQ sul Sisma bonus
Il Sismabonus è ancora disponibile nel 2026?
Sì. Il Sismabonus è ancora in vigore e continua a riconoscere una detrazione fiscale per gli interventi di riduzione del rischio sismico che rispettano le condizioni previste dalla normativa.
Qual è la differenza tra Sismabonus e Super Sismabonus?
Il Sismabonus è l’agevolazione oggi prevista per gli interventi antisismici. Il Super Sismabonus era invece una particolare applicazione del Superbonus, caratterizzata da aliquote più elevate e da una disciplina diversa, oggi non più applicabile come regime ordinario per i nuovi interventi.
Il Sismabonus spetta anche per le seconde case?
Sì. L’agevolazione può essere riconosciuta anche per le seconde case, purché ricorrano tutti i requisiti previsti dalla normativa. L’aliquota applicabile dipende dalla tipologia dell’immobile e dalle disposizioni vigenti al momento della spesa.
Il Sismabonus vale anche per i condomìni?
Sì. Gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali possono beneficiare del Sismabonus quando rispettano i requisiti tecnici e fiscali previsti dalla legge.
È possibile usufruire del Sismabonus per un immobile destinato ad attività produttiva?
Sì. Il Sismabonus può riguardare anche immobili destinati ad attività produttive, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
È obbligatorio migliorare la classe di rischio sismico?
La tipologia di intervento e i requisiti richiesti dipendono dalla disciplina applicabile. La valutazione deve essere effettuata dal progettista incaricato, sulla base delle caratteristiche dell’edificio e della normativa vigente.
Gli interventi di manutenzione ordinaria rientrano nel Sismabonus?
No. Gli interventi di manutenzione ordinaria, se non sono direttamente collegati a opere finalizzate alla riduzione del rischio sismico, non consentono di accedere all’agevolazione.
È possibile usufruire del Sismabonus per demolizione e ricostruzione?
Sì, nei casi previsti dalla normativa. L’intervento deve rispettare sia i requisiti urbanistici sia quelli tecnici e fiscali previsti per questa tipologia di opere.
Lo sconto in fattura è ancora disponibile?
Per i nuovi interventi, lo sconto in fattura non rappresenta più la modalità ordinaria di utilizzo del beneficio. Rimane possibile esclusivamente nei casi specificamente previsti dalla normativa.
La cessione del credito è ancora possibile?
Anche la cessione del credito non costituisce più il regime ordinario. Può essere utilizzata soltanto nelle ipotesi espressamente disciplinate dalla legge.
Qual è il limite massimo di spesa agevolabile?
La detrazione viene calcolata su un importo massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
In quante quote viene recuperata la detrazione?
Il beneficio fiscale viene normalmente recuperato in 10 quote annuali di pari importo attraverso la dichiarazione dei redditi.